giovedì 13 settembre 2018

L'ANGOLO DI PIERO | Lenny Kravitz torna a graffiare con il nuovo album “Raise Vibration”

È uscito lo scorso weekend il nuovo lavoro discografico di Lenny Kravitz, “Raise Vibration” a quattro anni dal precedente “Strut”.
Dopo alcune prove alquanto deludenti, il cantante e polistrumentista statunitense sforna un album decisamente convincente che contiene dodici grandi canzoni e si lascia ascoltare con gran piacere dall'inizio alla fine: dai tempi di “5” è, a mio giudizio, il suo migliore.

È un Lenny Kravitz molto ispirato che, senza stravolgere il suo modo di fare musica e tornando a guardare senza farne troppo mistero al suo glorioso passato, riesce a mettere insieme una sorta di autocelebrazione: l’ascoltatore si trova infatti immerso in atmosfere che sembrano pescare direttamente dai suoi esordi, ma anche da alcuni dei momenti più splendenti della sua lunga e fortunata carriera. “Raise Vibration” colpisce in pieno nel segno …. nulla di rivoluzionario per intenderci, ma è proprio questo il bello: Lenny Kravitz non mira a scioccare i suoi fan, ma a ritrovare se stesso in un certo senso e, così facendo, ruggisce di nuovo come ai bei tempi.
Tre i singoli già estratti (l’accattivante “Low” che ha dominato le playlist radiofoniche di mezzo mondo in estate, l’R’n’B purissimo “It’s enough” e “5 more days ‘til summer”, quest’ultimo dalle atmosfere molto black) che hanno messo subito in chiaro la direzione musicale che regna sovrana anche nelle altre tracce.
L’album si apre con “We can get it all together” per poi passare al già citato e riuscitissimo singolo “Low” e continuare con “Who really are the monsters?” che sorprende per le sue sonorità alla Prince condite di elettronica.
La title track ha una lunga parte introduttiva per poi sterzare verso il rock “Kravitz old stile”.
La delicata “Johnny Cash” è una ballad bellissima in cui sembra veramente di fare un tuffo all'indietro andando a pescare direttamente nel primo disco di Lenny, quel “Let love Rule” che tanto fece parlare di lui nel 1989 come la nuova bomba del rock mondiale.
Il top si raggiunge però nella successiva, “Here to Love”, una ballad piano e voce che culmina in voci gospel sul finale.
Detto di “It’s enough”, brano molto funkeggiante e black che rende tributo a grandi maestri quali Marvin Gaye, Prince e James Brown, si viaggia con l’altro ruffiano ed immediato singolo “5 more days ‘til summer”.
Il funkettone “The majesty of love” è Lenny Kravitz puro, quello che i fan più amano: dentro ci sono tutti gli ingredienti della musica che hanno portato il cantante statunitense ad essere uno dei più amati al mondo.
“Gold Dust” parte in maniera gospel, ma poi si evolve in un “lentone” che però risulta forse il momento più debole del disco.
“Ride” subito riporta il tutto nella giusta direzione con le sue ambientazioni anni’70 .
“I’ll always be inside your soul” chiude l’album come meglio non si potrebbe: qui Lenny Kravitz si diverte ad andare un po’ oltre ed esalta la sua voce calda in un crescendo r’n’b immerso in un loop elettronico.
“Raise Vibration” è un disco che parla di pace e amore ed è il manifesto del “nuovo” Lenny Kravitz, quello che non punta certo sul fattore sorpresa, ma su una serie di canzoni che vanno dritte al cuore di fan.

Piero Vittoria

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